Vulvodinia: malattia ‘invisibile’ che colpisce 1 donna su 7

17 gennaio 2024

Vulvodinia: malattia ‘invisibile’ che colpisce 1 donna su 7

Vulvodinia: malattia ‘invisibile’ che colpisce 1 donna su 7

Vulvodinia, una patologia che affligge fino al 18 per cento delle donne, rendendo difficile una vita normale a cominciare dai rapporti sessuali. La vulvodinia non è riconosciuta dal Servizio Sanitario Nazionale e spesso i medici tendono a liquidarla come disturbo psicosomatico, mentre ha solide basi biologiche. Troppo spesso la diagnosi arriva con 5 anni di ritardo. Anni vissuti con un dolore bruciante o simile a punture di spilli su una delle parti più sensibili del corpo femminile, la vulva.

A volte neanche la diagnosi corretta mette fine a un disturbo così invalidante.

 

Se ne è parlato alla Sala Stampa della Camera dei Deputati in occasione  dell’evento, “Vulvodinia: guarire si può?!”, organizzato sotto l’egida dalla Public Health Academy con il supporto incondizionato di Techdow.  La Conferenza ha visto riuniti rappresentanti del mondo politico-istituzionale, della comunità scientifica e dell’associazionismo, che hanno fatto luce su una malattia ancora poco conosciuta. Evidenziandone i bisogni clinici, assistenziali e organizzativi, accanto alle opzioni terapeutiche attuali e future.

Il dolore cronico è un divoratore esigente di energia vitale e di sogni

«Il dolore vulvare colpisce i genitali esterni femminili – spiega Alessandra Graziottin, Direttore Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica all’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano –. Può interessare il vestibolo vulvare, l’area compresa all’interno delle piccole labbra, al di sotto della clitoride e fino alla forchetta; oppure l’area clitoridea o tutta la vulva. Si parla di vestibolodinia quando il dolore, di durata superiore ai 3-6 mesi, interessa il vestibolo vulvare e di vulvodinia quando interessa tutta la vulva. Può colpire non solo la vita intima e sessuale, ma anche tutte le sfere dell’esistenza, perché il dolore cronico è un divoratore esigente di energia vitale e di sogni».

Dalla ricerca nuovi approcci dai risultati promettenti

«Guarire dalla vulvodinia è possibile. Dato il carattere multifattoriale della patologia – prosegue Murina – l’approccio deve essere sia multidisciplinare, con il contributo, oltre che del ginecologo, di altri specialisti, sia multimodale, con l’impiego di più strumenti. Come prodotti topici, farmaci, infiltrazioni, trattamenti fisico-riabilitativi, tecniche strumentali, psicoterapia, dieta, norme di comportamento, che occorre ‘dosare’ in un percorso terapeutico personalizzato sulla singola paziente.

Le possibilità sono tante e ne sono in arrivo anche di nuove. Uno studio clinico appena pubblicato ha dimostrato come un gel per uso topico a base di spermidina, veicolata da acido ialuronico, sia in grado di ridurre il dolore vestibolare del 76% e di alleviare il disagio durante i rapporti sessuali del 50%, in assenza di effetti collaterali.

Risultati promettenti, quindi, nell’ambito di un approccio multimodale e con la necessità di selezionare accuratamente le pazienti che possono trarne beneficio, in base alle loro caratteristiche e alla tipologia di malattia».

Vulvodinia

La malattia non è attualmente inclusa nei LEA

«La vulvodinia è tutt’altro che rara: colpisce dal 10 al 18% delle donne nell’arco della vita – evidenzia Filippo Murina, Direttore scientifico dell’Associazione Italiana Vulvodinia Onlus, Responsabile Servizio di Patologia del Tratto Genitale Inferiore presso l’Ospedale V. Buzzi – Università degli Studi di Milano -. Nonostante il suo pesante impatto sulla sessualità e sulla qualità di vita generale delle pazienti, la malattia non è attualmente inclusa nei Livelli Essenziali di Assistenza. Il che si traduce nell’assenza di esenzione per patologia, nella non copertura di tutta una serie di trattamenti e nella mancanza di centri ad hoc, in ambito di sanità pubblica, capaci di affrontare il problema. Una proposta di legge per l’inserimento della vulvodinia nei LEA e il suo riconoscimento quale condizione cronica e invalidante è stata depositata già due anni fa a entrambe le Camere. È cruciale far ripartire l’iter per la sua approvazione e rendere, così, le cure davvero accessibili su tutto il territorio nazionale».

Presto l’avvio di un progetto di formazione per i ginecologi italiani

«La vulvodinia è una patologia che ha ancora molteplici bisogni insoddisfatti dal punto di vista terapeutico, assistenziale e informativo – ha concluso Giorgio Foresti, Amministratore Delegato di Techdow Pharma Italy –. Per questa ragione, la nostra azienda ha deciso di fare il proprio ingresso anche in area ginecologica. Dove ci impegneremo per contribuire a migliorare la qualità di vita delle donne, non solo con la ricerca e lo sviluppo di nuove opzioni di cura, ma anche con l’avvio di un progetto più ampio, che prevede di formare su questa patologia decine di ginecologi in tutta Italia.

Techdow lavorerà inoltre per produrre dati e informazioni scientifiche valide a supportare la proposta di legge che mira all’inserimento della vulvodinia nei LEA, sviluppando in collaborazione con gli specialisti progetti di ricerca sulla sindrome vulvo-vestibolare».

Foto: Pixabay, Unsplash