Tumori: la mappa ROPI dei migliori centri dove curarsi

7 febbraio 2024

Tumori: la mappa ROPI dei migliori centri dove curarsi

Tumori: la mappa ROPI dei migliori centri dove curarsi

‘E ora dove mi curo?’. È a questo che si pensa quando arriva una diagnosi di tumore. Perché la scelta del luogo di cura può davvero fare la differenza. In Italia, circa il 46% degli ospedali esegue interventi di chirurgia oncologica ‘sotto soglia’, ovvero utilizzano il bisturi un numero troppo basso di volte.

 

Per questa ragione ROPI, Rete Oncologica Pazienti Italia ha presentato al Ministero della Salute, la nuova edizione di “Dove mi Curo?”, la mappa ragionata dei centri di chirurgia oncologica.

Aiutare i pazienti ad orientarsi tra le strutture sanitarie

La mappa ROPI è stata elaborata partendo dai dati dell’ultimo Programma Nazionale Esiti di Agenas e si basa su due criteri: oltre al superamento della soglia di volumi chirurgici – che le evidenze scientifiche associano ai migliori esiti – vengono menzionati quegli ospedali al cui interno è presente un percorso di cura la cui qualità certificato con il ‘bollino’ di OECI.

 

«Come ogni anno – spiega Stefania Gori, Presidente ROPI e di AIGOM – la nostra mappa si propone l’obiettivo di aiutare i pazienti e i loro cari ad orientarsi tra le strutture sanitarie che effettuano interventi di chirurgia oncologicaQuest’anno abbiamo aggiunto un ulteriore tassello, quello relativo al percorso assistenziale, consapevoli che il solo dato quantitativo non è sufficiente a dare un’indicazione corretta e completa sulla qualità di un ospedale. Ci siamo resi conto che per aiutare i pazienti e i cittadini a scegliere il luogo di cura non solo in base al numero di interventi di chirurgia oncologica, ma anche con la miglior qualità assistenziale, verificata dalla certificazione europea OECI, assegnata alle strutture in cui è presente un percorso assistenziale di qualità». 

Tumori: la mappa ROPI dei migliori centri dove curarsi

Rimane invariato il gradiente Nord-Sud

«La nuova mappa conferma – dichiara Fabrizio Nicolis, consigliere ROPI e coordinatore del progetto il trend in calo di interventi in strutture ‘sotto soglia’ e, di conseguenza, un aumento dei volumi di interventi di chirurgia oncologica negli ospedali ‘sopra soglia’: da 143.469 interventi nel 2017 (71% degli interventi totali) a 160.919 nel 2022 (77% degli interventi totali.

Emblematici sono i dati relativi alla chirurgia per il tumore della mammella, dove si assiste a un trend in riduzione del numero di ospedali ‘sotto soglia’: da 521 nel 2017 a 313 nel 2022 (-40%). Di contro si è registrato un aumento dei volumi di interventi eseguiti in ospedali ‘sopra soglia’: da 45.656 nel 2017 (74% degli interventi totali) a 53.653 nel 2022 (84% degli interventi totali).

Rimane invece invariato il gradiente Nord-Sud, con il Nord in cui la maggior parte delle Regioni ha ospedali ‘sopra soglia’ per tutte le 17 patologie considerate, e il Sud in cui solo 3 regioni (Puglia, Campania e Sicilia) coprono tutte le patologie».

Entro il 2026 sarà operativo il Portale della Trasparenza dei Servizi Sanitari

«Sono lieto che i dati forniti dall’Agenzia – interviene Domenico Mantoan, direttore generale Agenas – mediante il lavoro di monitoraggio e analisi delle cure erogate in Italia del Programma Nazionale Esiti, siano aggetto di approfondimento a supporto della Rete oncologica dei pazienti ROPI.

E proprio riguardo lo sviluppo delle reti in ambito oncologico, mi piace ricordare un altro importante strumento che Agenas ha recentemente presentato, ovvero la Quinta Indagine Nazionale sullo stato di attuazione delle Reti Oncologiche Regionali. Che prende in considerazione una serie di Indicatori riguardanti le sette patologie oncologiche maggiori.

Tutte queste informazioni sono già oggi disponibili sul sito dell’Agenzia, ma entro il 2026 sarà pienamente operativo il Portale della Trasparenza dei Servizi Sanitari. Che ha proprio l’obiettivo di ridurre lo squilibrio esistente tra utenti, operatori e professionisti del sistema sanitario, rispetto alle informazioni disponibili, le caratteristiche e la qualità della cura delle strutture prestatrici di servizi sanitari».

ROPI

La certificazione OECI

«La certificazione OECI di accreditamento è di fatto la fotografia della reale attuazione degli standard qualitativi e qualitativi previsti dal Programma di qualità da parte di un istituto oncologico – spiegano Giovanni Apolone, presidente OECI, e Claudio Lombardo, general manager OECI –. Nonostante OECI verifichi nel tempo l’avanzamento del Piano di miglioramento, che generalmente fa seguito alla certificazione, la qualità delle cure prestate è il risultato di un continuo processo di innovazione connesso allo sfruttamento dei risultati di ricerca».

La qualità dei percorsi assistenziali è fondamentale

«La diminuzione delle complicanze e della mortalità aggiunge Massimo Carlini, presidente della Società Italiana di Chirurgia dipende anche dalla qualità delle cure postoperatorie, che è più strettamente correlata ad alcune caratteristiche specifiche dell’ospedale, più che al numero di operazioni eseguite.

Alcune operazioni richiedono specifiche abilità intraoperatorie e in questo caso predomina il volume del chirurgo, mentre altre possono richiedere importanti e complessi trattamenti durante il decorso postoperatorio e allora predomina il volume dell’ospedale.

Peraltro, dopo un miglioramento dei risultati nei centri ad alto volume, possono anche determinarsi risultati inferiori quando un determinato centro raggiunge il suo limite. Nel nostro Paese, considerato che il numero di posti letto, di medici di terapia intensiva, di chirurghi e di infermieri specializzati è ridotto, questo secondo aspetto è molto importante.

In ogni caso le procedure chirurgiche complesse centralizzate dovrebbero essere disponibili in centri ben distribuiti in tutto il territorio nazionale».

L’importanza di una scelta consapevole

«Per chi si trova ad affrontare per la prima volta la malattia oncologica, così traumatizzante dal punto di vista psicologico e sociale, è evidente l’importanza di una scelta consapevole che riguardi la struttura ospedaliera alla quale affidare la propria salute – commenta Bianchini Simonetta, presidente di Per Te Donna Odv –. Come associazione siamo quotidianamente a contatto con pazienti che ci chiedono dove sia meglio per loro curarsi, anche se poi la scelta è condizionata dagli aspetti economici e logistici che le persone devono affrontare.

Ma è di assoluta importanza avere uno strumento, come quello fornito da ROPI, che basandosi su criteri oggettivi, possa orientare i pazienti in questa scelta».

Elevati livelli di efficienza sono alla base del miglioramento della sopravvivenza

«Negli ultimi 12/13 anni la terapia del melanoma è radicalmente cambiata grazie a farmaci innovativi portando le guarigioni nel caso di pazienti affetti da melanoma metastatico sono passate dal 5% al 55% – conclude Antonella Romaninipresidente ACM, Associazione Contro il Melanoma -. La parte chirurgica, pur non presentando particolari difficoltà tecniche, prevede però l’individuazione e l’asportazione del linfonodo sentinella, che richiede una curva di apprendimento di almeno 50 casi e l’esecuzione di almeno 50 casi/anno e un anatomopatologo esperto.

Dunque, è importante che l’intero percorso diagnostico-terapeutico garantisca elevati livelli di efficienza, che sono alla base del miglioramento della sopravvivenza di questi pazienti».

Foto: Pixabay, Unsplash, ROPI