Suicidio negli anziani. Tutta colpa della solitudine

11 aprile 2024

Suicidio negli anziani. Tutta colpa della solitudine

Con quanta facilità si pensa all’invecchiamento come un momento di pace, dove la lentezza prende il posto della frenesia, dove all’ansia si sostituisce il disincanto e magari, perché no, anche l’ironia di chi sa che affannarsi tanto, alla fine, serve poco. Forse è davvero così per molti ma non per tutti. Almeno in Italia, uno dei Paesi occidentali in cui diventare vecchi presenta gli scenari peggiori, soprattutto rispetto ai Paesi anglosassoni, dove i tassi di suicidio negli anziani sono la metà di quelli che avvengono in Italia. Lo dimostrano i dati relativi alla solitudine e ai suicidi, che nel 38% dei casi riguardano persone con più di 65 anni, sebbene queste ultime siano poco più del 20% della popolazione. Suicidio e solitudine in età avanzata sono i temi al centro del 24° Congresso “Integrazione e innovazione. Fondamenti del sapere psicogeriatrico” dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP), che si tiene a Firenze.

Solitudine e discriminazione sono alla base dei suicidi

 

L’elevato tasso di suicidi tra gli anziani in Italia ha le sue ragioni nella solitudine in cui vengono ridotti gli anziani e nell’ageismo con cui vengono spesso discriminati, con diritti basilari che esistono solo sulla carta. Il tasso di solitudine è il doppio rispetto alla media dei Paesi europei, con coloro che non hanno nessuno a cui chiedere aiuto che sono il 14%, mentre coloro che non hanno nessuno a cui raccontare cose personali il 12%, a fronte di una media europea del 6,1% (dati Eurostat). La solitudine non è solo un problema sociale, ma anche clinico, essendo associata ad un aumento del rischio di depressione, disturbi del sonno, demenza e malattie cardiovascolari.

Gli anziani si sentono inutili

Diego De Leo Presidente AIP

«Gli anziani spesso vengono estromessi da misure di salvaguardia sanitaria, come avvenuto durante la pandemia, quando i posti in terapia intensiva erano destinati ai più giovani – spiega Diego De Leo, Presidente AIP – Questa impostazione è stata introiettata dagli anziani stessi, convinti che non possano essere utili alla società né attivi: questo non è frutto di un impoverimento cognitivo, ma di un’impressione del loro patrimonio intellettuale come detta la società. Occorre pertanto ribaltare questo modello. Oltre all’ageismo, vi è una vera e propria epidemia di solitudine: i paesi occidentali contano il 30% degli anziani afflitti da solitudine cronica e il 10% da una solitudine molto severa, che porta alla depressione e poi in alcuni casi proprio al suicidio. L’altro Paese più vecchio al mondo insieme all’Italia, il Giappone, ha computato 45mila persone che ogni anno muoiono in completo isolamento, tanto che sono state create squadre di “death cleaners” che si occupano di bonificare i luoghi in cui sono avvenute queste morti in solitudine».

Foto:Pexels