Salute e ricerca: troppe disparità tra uomini e donne. Occorre equità di genere

18 gennaio 2024

Salute e ricerca: troppe disparità tra uomini e donne. Occorre equità di genere

“Verso un’equità di genere nella salute e nella ricerca”,

Applicare non solo uguaglianza ma anche equità di genere nella ricerca e nei percorsi di cura è importante. Non solo per migliorare la comprensione dei fattori determinanti la salute e la malattia, ma anche per garantire una medicina focalizzata sulle caratteristiche specifiche del paziente, contribuendo a rafforzare la centralità della persona.

 

E’ questo il tema al centro della nona edizione del Libro bianco, realizzato da Fondazione Onda con il contributo incondizionato di Farmindustria. Il volume, “Verso un’equità di genere nella salute e nella ricerca”, è stato presentato in Senato su iniziativa della Sen. Maria Domenica Castellone.

La Medicina di genere si basa sulla valorizzazione delle differenze

«Uguaglianza ed equità sono due dei pilastri del nostro Servizio Sanitario Nazionale – spiega Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda – talvolta erroneamente intesi come sinonimi. L’uguaglianza presuppone di poter fruire dei medesimi diritti, indipendentemente da qualsiasi differenza, mentre l’equità si basa sulla modulazione degli interventi in relazione alle differenze, alle specificità, ai bisogni.

L’uguaglianza è dunque il presupposto, il punto di partenza, mentre l’equità rappresenta l’obiettivo finale. Il punto di arrivo che consente di garantire a tutti le medesime opportunità, tenendo conto delle differenze.

Proprio sulla valorizzazione delle differenze si basa la Medicina di genere, con l’obiettivo di assicurare pari opportunità nell’ambito della prevenzione, della diagnosi e della cura. E’ questo, quindi, il fil rouge del Libro Bianco 2023.

L’auspicio è che le idee, le esperienze condivise e le evidenze a supporto possano stimolare riflessioni e nuove progettualità. Per tendere a un’equità di genere nella salute e nella ricerca a garanzia di una maggior appropriatezza degli interventi di prevenzione, diagnosi e cura con beneficio non soltanto dei pazienti, ma anche della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale».

Salute e ricerca: troppe disparità tra uomini e donne. Occorre equità di genere

L’equità di genere è una priorità

«L’equità di genere nella salute e nella ricerca – commenta Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria – è prioritaria. Nelle aziende farmaceutiche la presenza femminile è pari al 45 per cento del totale degli addetti e a oltre il 50 per cento nella R&D. E con un modello di welfare aziendale che prevede molte e concrete misure per il benessere lavorativo, la genitorialità, l’equilibrio tra tempi di vita e di lavoro.

Ma anche per la prevenzione, la formazione, lo sviluppo di competenze. Un esempio virtuoso in un quadro variegato e complesso che viene, come sempre, ben descritto dal Libro Bianco sulla salute della donna della Fondazione Onda. Uno strumento prezioso per creare nuove sinergie con l’obiettivo di migliorare e accrescere lo sviluppo della medicina e garantire sempre di più terapie mirate, adatte alla singola persona».

Libro Bianco un passo importante per operare un cambiamento

«Fondazione Onda – conclude Elena Ortona, Direttore centro di riferimento medicina di genere, Istituto Superiore di Sanitàè da sempre in prima linea nella diffusione della medicina di genere e da anni collabora con l’Istituto Superiore di Sanità per portare avanti obiettivi comuni.

Primi tra tutti l’eliminazione delle disuguaglianze, il raggiungimento dell’equità e appropriatezza nelle cure. Considero la pubblicazione del Libro Bianco un passo importante per il raggiungimento di questi obiettivi e per operare un cambiamento di prospettiva che veda la persona al centro dei percorsi di cura».

Salute e ricerca: troppe disparità tra uomini e donne. Occorre equità di genere

La strada da percorrere per raggiungere un’effettiva parità è ancora lunga

Il volume approfondisce il ruolo di un approccio sesso e genere-specifico a garanzia di interventi appropriati ed equi nelle diverse fasi della vita, l’età pediatrica, fertile e geriatrica e in molti contesti differenti. Le donne in Italia diventano madri più tardi che in passato e la gravidanza non rappresenta più il momento centrale nella vita di una donna. Anzi, spesso è vissuta come una limitazione alla propria realizzazione personale e professionale.

 

L’aspettativa di vita delle donne è maggiore rispetto agli uomini ma nel sesso femminile gli anni di sopravvivenza sono caratterizzati da un carico di disabilità molto elevato. Questo, insieme all’invecchiamento della popolazione e alla diversa composizione della popolazione geriatrica, la maggior parte degli anziani è donna, richiede un cambio strutturale delle politiche sanitarie. Un approccio di genere nella pratica clinica e nella gestione terapeutica, nella formazione, nella ricerca e nella comunicazione è utile a promuovere appropriatezza e personalizzazione delle cure con conseguenti risparmi per il Ssn.

 

L’ottica di genere in tema di differenze di salute appare un presupposto irrinunciabile nei contesti più diversificati. Per esempio le malattie rare, la disabilità, la violenza, la popolazione straniera e carceraria – un denominatore comune essenziale per impostare politiche orientate ad affrontare e superare le disuguaglianze.

 

La variabile “sesso e genere” non viene sempre adeguatamente considerata nella ricerca epidemiologica. Le analisi spesso riportano un dato complessivo, che non fa emergere le eventuali differenze fra uomini e donne. Cellule maschili e femminili reagiscono in modo diverso a stimoli chimici e ambientali, eppure nella maggioranza degli studi preclinici non viene riportato il sesso dell’organismo da cui le cellule derivano. L’identificazione e caratterizzazione dei fattori determinanti le differenze di sesso/genere consentirà interventi mirati e lo sviluppo di percorsi di prevenzione, diagnosi e cura sesso e genere specifici.

 

Solo l’8,3 per cento delle donne medico riveste un incarico dirigenziale, a fronte del 20,6 per cento dei colleghi maschi. La scarsa presenza femminile nelle posizioni apicali è il risultato di una serie di barriere – a livello individuale, interpersonale, istituzionale e comunitario – che impediscono alle donne di raggiungere l’ultimo livello superiore di leadership.

Foto: Pixabay, Unsplash, Fondazione Onda