Riabilitazione cardiaca a domicilio, un “salvavita”

1 Marzo 2023

Riabilitazione cardiaca a domicilio, un “salvavita”

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La riabilitazione cardiaca, in ospedale prima e a domicilio poi, dopo un infarto o un intervento cardiaco, può aiutare le persone a stare meglio e, soprattutto, a vivere più a lungo. Lo rivela uno studio dell’American Heart Association.

Lo studio, pubblicato sul Journal of the American Heart Association, è stato condotto seguendo, per quattro anni, veterani militari statunitensi e confrontando la loro esperienza con chi aveva deciso di non aderire ai programmi di riabilitazione.

La riabilitazione cardiaca parte da un cambiamento

La riabilitazione cardiaca prevede anche: l’eliminazione del tabacco, un adeguato stile di vita alimentare, un certo impegno nell’esercizio fisico adatto alle condizioni, la gestione dello stress e l’uso di farmaci per il trattamento dell’ipertensione o dell’ipercolesterolemia.

La riabilitazione cardiaca si basa sul cambiamento degli stili di vita e l’adozione di comportamenti sani, una buona pratica che, tuttavia, spesso è difficile da mettere in atto. E per questo molti pazienti decidono di non proseguirla a domicilio. Eppure molti studi ne confermano i benefici, anche in termini di mortalità.

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Questo è, secondo gli autori, il primo studio statunitense a fornire prove di un beneficio in termini di sopravvivenza con la riabilitazione cardiaca a domicilio nelle persone affette da malattie cardiache.

 

Lo studio ha analizzato i dati di 1.120 veterani idonei alla riabilitazione cardiaca presso il San Francisco VA Medical Center. Il programma di riabilitazione cardiaca a domicilio è durato 12 settimane, durante le quali i partecipanti hanno ricevuto fino a nove telefonate di coaching, colloqui motivazionali, un libro di lavoro e un diario sanitario personale per documentare i segni vitali, l’esercizio fisico e la dieta. Hanno anche ricevuto un misuratore di pressione, una bilancia e chi lo desiderava una cyclette. Sono stati seguiti per una media di 4,2 anni dopo il ricovero.

Minor tasso di mortalità e riduzione delle complicanze

II risultati sono stati incoraggianti: il tasso di mortalità ad un anno dall’ospedalizzazione è stato della metà (2%) tra chi ha aderito alla riabilitazione cardiaca rispetto a chi ha scelto di non farlo (4%). Inoltre, chi ha aderito al programma ha fatto registrare una riduzione del 36% delle probabilità di morire per complicanze.

 

Questo studio non ha chiarito se la riabilitazione cardiaca domiciliare abbia un impatto sui tassi di mortalità pari, o addirittura superiore, a quello della riabilitazione in un Centro. Ma dimostra senza ombra di dubbio che seguire un programma riduce il tasso di mortalità.

Foto: Pexels