Occhio secco, trattamenti innovativi per non far ‘evaporare’ le lacrime

24 novembre 2023

Occhio secco, trattamenti innovativi per non far ‘evaporare’ le lacrime

Occhio secco, trattamenti innovativi per non far ‘evaporare’ le lacrime

L’occhio secco evaporativo è una patologia debilitante e davvero molto diffusa che colpisce il 70 per cento della popolazione over 50. Ne parliamo con Matteo Piovella, Presidente della Società Oftalmologica Italiana in occasione della presentazione del 102° Congresso SOI in corso a Roma.

Perché aggiungere l’aggettivo ‘evaporativo’?

È importante perché l’occhio secco non si caratterizza solo per lacrimazione insufficiente o assente. Le lacrime vengono regolarmente prodotte, ma evaporano con estrema facilità, per carenza di produzione di lipidi e proteine, lubrificanti naturali dei nostri occhi. Tutto nasce dal non funzionamento delle 70 ghiandole di Meibomio situate nelle palpebre, 40 all’interno della palpebra inferiore e 30 a livello della palpebra superiore. Le ghiandole, ostruite, smettono di produrre sostanze lubrificanti e quindi la lacrima, composta principalmente da un liquido acquoso, evapora. Lasciando l’occhio, appunto, secco.

L’importanza delle ghiandole di Meibomio

Occhio secco, trattamenti innovativi per non far ‘evaporare’ le lacrime

Queste ghiandole hanno la funzione di garantire l’equilibrio sebaceo del film lacrimale. I lipidi e le proteine che secernono vengono distesi sulla superficie più̀ esterna del film lacrimale per proteggere l’occhio e sono, dunque, fondamentali per mantenere un’idratazione oculare. La nostra cute, compresa quella che circonda i nostri occhi e le ciglia, sono colonizzate dai batteri fin dai primi mesi di vita. Tra i più̀ comuni, ad esempio, c’è lo stafilococco aureus e epidermitis. Questi batteri, pur non rappresentando una minaccia per il nostro organismo, con il passare degli anni proliferano. Durante questo processo di crescita danno vita ad un biofilm che li nutre e li protegge rendendolo inattaccabile dal nostro sistema immunitario.

Il biofilm agisce, quindi, da scudo impenetrabile

È proprio così. Inoltre, all’interno del biofilm si attivano anche dei protozoi, detti Demodex, anch’essi responsabili dell’aumento dell’infiammazione e della conseguente ostruzione delle ghiandole. Il biofilm, così costituitosi, si deposita tra le ciglia e può̀ contribuire a ostruire, prima parzialmente, poi totalmente, le ghiandole di Meibomio.  Se l’ostruzione permane nel tempo le ghiandole possono atrofizzarsi ed essere successivamente riassorbite dall’organismo. Per questo la patologia va diagnosticata e combattuta tempestivamente.

Quali sono i sintomi dell’occhio secco evaporativo?

Occhio secco, trattamenti innovativi per non far ‘evaporare’ le lacrime

Rossore, prurito, sensazione di un corpo estraneo, secchezza oculare, lacrimazione, infiammazione a livello palpebrale e delle ghiandole di Meibomio. Chi ne soffre ha difficoltà a guidare, soprattutto la sera, a leggere a lungo e a lavorare al computer.

Come è possibile controllare e ridurre l’infiammazione?

Bisogna eliminare il biofilm dagli occhi. Proprio come si eliminia il tartaro dalla bocca attraverso le sedute di igiene dentale. Negli Stati Uniti la connessione tra biofilm e occhio secco evaporativo è stata scientificamente dimostrata. Accertando il Demodex nel 70 per cento delle persone affette da questa fastidiosa patologia. Ed è proprio oltreoceano che, un mese fa, ha immesso sul mercato un collirio in grado di ridurre, se non eliminare, la presenza di Demodex.  Una terapia che in Italia non è ancora disponibile. I ‘nostri’ pazienti, però, possono essere sottoposti a trattamenti efficaci, di ultima generazione, in grado di eliminare il biofilm dalle ciglia. Riducendo notevolmente l’infiammazione.

Tre trattamenti in una unica seduta

Occhio secco, trattamenti innovativi per non far ‘evaporare’ le lacrime

👁 BlephEx, per rimuovere il biofilm. Una procedura indolore eseguita con un manipolo che permette di far girare (1500 giri/min) una micro-spugna lungo il bordo delle palpebre e delle ciglia, rimuovendo il biofilm ed esfoliando le palpebre.

 

 👁 LipiFlow, per trasformare i depositi che hanno ostruito le ghiandole dallo stato solido a liquido. In 12 minuti, attraverso un aumento costante della temperatura delle palpebre di 5,5 gradi, scioglie i detriti che, divenuti solidi, ostruiscono le ghiandole di Meibomio. L’aumento di temperatura permette di ritornare allo stato liquido e di espellere, attraverso i dotti escretori delle ghiandole stess, il materiale responsabile dell’ostruzione tramite un massaggio delle palpebre.

 

👁 iLux, per eliminare in profondità̀ tutti i residui ancora presenti nelle ghiandole di Meibomio. Poiché́ si potrebbe riattivare il processo ostruttivo.

 

Trattamenti innovativi non erogabili in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale. E ancora una volta, ci tengo a ribadirlo, la SOI è in prima linea per informare i cittadini non solo sulle novità scientifiche ma anche per renderle accessibili a tutti.

Ogni quanto bisogna ripetere questi trattamenti?

Se fino a poco tempo fa si riteneva che questi trattamenti dovessero essere ripetuti una tantum. Oggi, nuove evidenze scientifiche dimostrano che ripeterli una seconda volta, a distanza di 40 giorni l’uno dall’altro, può̀ ottimizzare i risultati e renderli più̀ duraturi nel tempo ma soprattutto risultare maggiormente efficaci nei casi più̀ resistenti.

Cosa fare quando i disturbi persistono?

È davvero importante evitare che, con il passare degli anni, si riduca o si azzeri la produzione di lipidi e proteine che lubrificano i nostri occhi. Una visita oculistica, per identificare la presenza di una patologia infiammatoria, con esami diagnostici mirati in grado di valutare il grado di ostruzione delle ghiandole di Meibonio significa agire tempestivamente sulla causa del problema.  Ma soprattutto rimuoverla correttamente. Colliri e lacrime artificiali non bastano e soprattutto non eliminano il problema dei batteri, dell’ostruzione delle ghiandole e la presenza del Demodex.

Foto: Unsplash, Pexels