Memoria: se una persona ‘ci piace’ il cervello impara di più

16 febbraio 2024

Memoria: se una persona ‘ci piace’ il cervello impara di più

Memoria: se una persona ‘ci piace’ il cervello impara di più

ll nostro cervello è programmato per imparare di più dalle persone che ci piacciono e meno da quelle che non ci piacciono. Quando chi parla suggerisce ‘fiducia’, c’è una minore necessità di valutare la fonte dell’informazione. E questo aumenta la probabilità di attribuire erroneamente i dati acquisiti all’evento originale e di incorporarli nella memoria.

A dimostrarlo i ricercatori della Lund University in una serie di esperimenti. I risultati pubblicati su Communications Psychology.

L’integrazione della memoria e rende l’apprendimento rapido e flessibile

La memoria svolge una funzione vitale, consentendoci di imparare da nuove esperienze e ‘aggiornare’ il bagaglio delle conoscenze. Impariamo sia dalle esperienze individuali sia da quelle ‘integrate’ per trarre nuove conclusioni. Ad esempio, se incontri un collega che beve un caffè e poi trovi un telefono dove era seduto, potresti dedurre che ha perso il suo cellulare.  Questo si chiama integrazione della memoria e rende l’apprendimento rapido e flessibile.

 

«Per fare un esempio di integrazione della memoria, supponiamo che tu stia camminando in un parco. Vedi un uomo con un cane. Poche ore dopo, vedi il cane in città con una donna. Il tuo cervello stabilisce rapidamente la connessione che l’uomo e la donna sono una coppia anche se non li hai mai visti insieme. Fare tali deduzioni è adattivo e utile. Ma ovviamente c’è il rischio che il nostro cervello tragga conclusioni errate» spiega Inês Bramão, tra gli Autori dello studio.

Memoria

Più disposti ad ascoltare chi ‘ci piace’

Lo studio ha chiesto ai partecipanti di ricordare e collegare diversi oggetti di uso quotidiano. Il team ha scoperto che l’integrazione della memoria, cioè la capacità di ricordare e collegare le informazioni attraverso gli eventi di apprendimento, è fortemente influenzata da chi ‘racconta’.

Se si tratta di una persona che piace al partecipante, collegare le informazioni si è rilevato più semplice rispetto a quando le informazioni provenivano da qualcuno poco gradito.

I partecipanti hanno fornito definizioni individuali del “mi piace” e “non mi piace” basate su aspetti quali opinioni politiche, lavoro, abitudini alimentari, sport preferiti, hobby e musica.

Integriamo le informazioni in modo diverso a seconda di chi le dice

«La nostra ricerca mostra come questi fenomeni significativi possano in parte essere ricondotti ai principi fondamentali che governano il funzionamento della nostra memoria. Comprendere la resistenza alle nuove conoscenze offre una visione più profonda di questi comportamenti complessi.

Non si tratta quindi solo di filter bubble dei social ma anche di un modo innato di assimilare le informazioni. Particolarmente sorprendente è che integriamo le informazioni in modo diverso a seconda di chi le dice, anche quando si tratta di notizie neutre. Nella vita reale, dove le informazioni spesso innescano reazioni più forti, questi effetti potrebbero essere ancora più evidenti» conclude Mikael Johansson, uno degli Autori dello studio.

Foto: Pixabay, Unsplash