Long Covid pediatrico, una ricerca individua i sintomi chiave

20 febbraio 2024

Long Covid pediatrico, una ricerca individua i sintomi chiave

Long Covid pediatrico, una ricerca individua i sintomi chiave

La reale prevalenza del Long Covid in età pediatrica e adolescenziale è praticamente sconosciuta. Un gruppo di ricercatori, capitanato dal King’s College di Londra, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Pediatria della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, ha messo a punto la lista dei sintomi ‘chiave’ e indicato attraverso quali strumenti misurarli.

 

Lo studio rappresenta un grande sforzo di armonizzazione globale per raccogliere dati in maniera omogenea e velocizzare le conoscenze e la definizione delle migliori strategie di intervento per il Long Covid dei bambini e dei ragazzi. La messa a terra di questo linguaggio comune, questo ‘esperanto’ della scienza, impronterà tutti le future ricerche sul Long Covid. Lo studio è pubblicato su European Respiratory Journal. La Ricerca scrive una nuova pagina di medicina sul Covid-19.

La maggior parte delle ricerche sul Long COVID si è focalizzata sugli adulti

Mentre la maggior parte delle persone che contrae il Covid-19 guarisce rapidamente, un numero significativo di persone sviluppa dei sintomi persistenti o ricorrenti, per periodi più o meno lunghi. Bambini e ragazzi non fanno eccezione, ma la maggior parte delle ricerche condotte finora nell’area del Long COVID si è finora focalizzata sugli adulti, mentre gli studi in età pediatrica sono meno numerosi. È il motivo per cui, la reale prevalenza del Long Covid in età pediatrica e adolescenziale è praticamente sconosciuta. Ciò non toglie tuttavia che questa condizione possa comportare un significativo carico su chi ne è affetto e sui servizi sanitari.

Long Covid pediatrico

La Ricerca scrive una nuova pagina di medicina sul Covid-19

Mentre la maggior parte delle persone che contrae il Covid-19 guarisce rapidamente, un numero significativo di persone sviluppa dei sintomi persistenti o ricorrenti, per periodi più o meno lunghi. Bambini e ragazzi non fanno eccezione, ma la maggior parte delle ricerche condotte finora nell’area del Long COVID si è finora focalizzata sugli adulti, mentre gli studi in età pediatrica sono meno numerosi. È il motivo per cui, la reale prevalenza del Long Covid in età pediatrica e adolescenziale è praticamente sconosciuta. Ciò non toglie tuttavia che questa condizione possa comportare un significativo carico su chi ne è affetto e sui servizi sanitari.

Long-COVID/Post COVID-19, le aree chiave dei sintomi

Le aree dei sintomi ritenuti fondamentali per la diagnosi di Long Covid pediatrico sono:

📌  Affaticamento o sfinimento

📌  Sintomi gastro-intestinali

📌  Funzionamento neuro-cognitivo

📌  Funzionamento fisico

📌  Sintomi cardio-vascolari

📌  Malessere dopo sforzo

📌  Alterazioni nella vita scolastica e lavorativa

 

Per quanto riguarda la ‘misura’ dei segni e sintomi pertinenti a queste aree, gli Autori hanno selezionato quelle che possono essere utilizzate a livello universale, anche in Paesi a basse risorse. Validi ‘strumenti’ di misura sono stati individuati solo per 4 aree (affaticamento o sfinimento, sintomi gastro-intestinali, funzionamento neuro-cognitivo, funzionamento fisico), mentre si sta ancora lavorando per individuare quelli migliori per le tre aree restanti.

Questa analisi internazionale definisce gli outcome principali

«Il nostro centro – ricorda Danilo Buonsenso, della UOC di Pediatria di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli; docente di Pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore e uno degli Autori dello studioè stato il primo al mondo a documentare che anche bambini e adolescenti possono sviluppare Long Covid. Abbiamo portato le prime evidenze scientifiche che questi bambini hanno delle alterazioni immunologiche, vascolari, e disautonomiche, che li distinguono dai pazienti guariti o dai controlli sani.

Con questa ultima analisi internazionale, insieme ad esperti e rappresentanti di pazienti e famiglie, abbiamo definito gli outcome principali, in modo da consentire di standardizzare i nostri studi a livello globale. Ciò ci consentirà di condividere le casistiche e comprendere sempre meglio questa condizione, che causa un grave peggioramento della qualità di vita delle persone che ne sono affette».

Foto: Pixabay, Unsplash