Influenza, si cura anche a tavola? Non sempre

2 gennaio 2023

Influenza, si cura anche a tavola? Non sempre

Influenza

Il picco dell’influenza e delle malattie da raffreddamento è in arrivo. Anche se sono veramente già tanti, come evidenziato dall’ultimo bollettino RespiVirNet,  gli italiani a letto perchè le feste hanno favorito i contagi.

 

Un aiuto a sentirsi meglio viene dall’alimentazione che sfrutta gli elementi nutrizionali come principi attivi. Con Paolo Bianchini, nutrizionista e nutraceutico, analizziamo pregi e difetti dei più noti rimedi per combattere influenza e malattie da raffreddamento.

Latte e cognac: non è come sembra

L’influenza si cura anche a tavola? Non sempre

L’uso di cognac o grappe in caso di malessere e influenza non apportano alcun beneficio poiché si tratta di alcool, e dunque di zucchero con gli effetti infiammatori. A ingannare è la sensazione data dalla vasodilatazione o l’effetto serotonina e dopamina rilasciati a causa dello zucchero che può fornire questa sensazione di benessere. Inoltre, è vero anche che il latte concilia il sonno.

Miele e zuccheri: nessun aiuto se si ha il mal di gola

Influenza

Influenza&miele. Per molti il rimedio perfetto. Eppure non è così. L’alta concentrazione di zuccheri presente nel miele, (66-83% composto da glucosio, fruttosio, saccarosio oligosaccaridi) oltre a quelli di acqua (13-20%) e da destrine (’1-5%) spiega perché è in grado di innescare tutti i meccanismi infiammatori noti.

Una delle caratteristiche dello zucchero è che riduce la quantità di ATP intracellulare, ovvero la molecola che si può definire la benzina che le nostre cellule usano. Non solo la riduce, ma addirittura ne limita anche la produzione. Questo crea una cascata di processi che portano a un maggior immagazzinamento di nutrienti nelle cellule adipose, ovvero s’ingrassa di più.

Elevati livelli di zucchero portano a una serie di conseguenze, fra cui aumento di peso, aumento di grasso intraviscerale, resistenza all’insulina, aumento dei trigliceridi, abbassamento del colesterolo HDL, aumento della pressione arteriosa, aumento dell’uricemia e dell’infiammazione sistemica.

Mangiare in bianco: non è necessario

L’influenza si cura anche a tavola? Non sempre

Praticamente un must soprattutto in caso di influenza. Ma ancora una volta ci stiamo sbagliando. Il riso come la pasta contiene amido, il riso più della pasta a dire il vero, che si compone di catene di glucosio. Un’elevata quantità di glucosio può essere dannosa per il sistema immunitario, compromettendo la sua capacità di combattere le infezioni.

Quando il nostro sistema immunitario viene attivato in risposta a un’infezione, il glucosio viene utilizzato in modo più intenso. Le cellule immunitarie vengono inviate nelle zone infette per combattere i patogeni. Tuttavia, se c’è troppo glucosio nel corpo, può verificarsi un eccesso di produzione di sostanze infiammatorie, che può danneggiare l’equilibrio del sistema immunitario e portare a problemi come infiammazioni croniche e malattie infiammatorie croniche.

Sono molti gli studi che hanno analizzato il ruolo chiave del glucosio nel sistema immunitario in cui si evidenzia che una quantità adeguata di glucosio è necessaria per il corretto funzionamento delle cellule immunitarie. Ma un eccesso può portare a una produzione eccessiva di sostanze infiammatorie e può essere correlato all’insorgenza di malattie infiammatorie croniche.

Spremute di arancia: ecco i limiti

L’influenza si cura anche a tavola? Non sempre

Al primo posto tra i rimedi per combattere l’influenza e prevenire le malattie da raffreddamento. Con attenzione però. Quando beviamo una spremuta di arance assumiamo più zuccheri di vitamine e sappiamo come gli zuccheri inneschino il meccanismo infiammatorio. Il rapporto rischio/beneficio di una spremuta è sfavorevole: bastano 5gr di zucchero per attivare la risposta insulinica e in un bicchiere da 100ml ci sono ben 8gr di zucchero.

Ci sono molte discussioni sulla necessità di integrare vitamina C che compete con il glucosio per l’assorbimento nel nostro organismo. Gli esseri umani, a differenza della stragrande maggioranza degli animali, hanno perso la capacità di sintetizzare vitamina C durante la loro evoluzione, e devono pertanto consumare vitamina C dagli alimenti.

I sintomi della deficienza sono vari, ma i principali è una tendenza ad avere carie e fratture ossee, perdita di capelli, facilità ad avere ematomi, gengive sanguinanti, difficoltà nell’aumentare la massa muscolare, difficoltà a far guarire ferite, debolezza.

La migliore forma per l’integrazione di vitamina C è comprarla sfusa, in polvere, di grado farmaceutico, spesso venduta con il nome di acido ascorbico. L’unico accorgimento è assumerlo gradualmente nel corso della giornata per non avere effetti indesiderati sul sistema gastrointestinale.

Foto: Pixabay, Unsplash