Il rischio di ictus può essere legato alla presenza dei fast food

1 Marzo 2023

Il rischio di ictus può essere legato alla presenza dei fast food

rischio di ictus

‘L’unico modo per resistere alle tentazioni, è cedervi’ diceva Oscar Wilde. Ma a volte il prezzo da pagare è davvero alto. Una ricerca presentata alla Conferenza internazionale sull’ictus 2023 dell’American Stroke Association, ha evidenziato che le persone di età pari o superiore a 50 anni che vivono vicino a fast food e minimarket hanno un maggiore rischio di ictus.

Lo studio ha coinvolto 18mila persone, con un’età media di 64 anni rappresentativi della popolazione generale. Più di 3 milioni hanno dichiarato di aver avuto un ictus.

 

Dall’analisi dei dati è emerso che le persone che vivono non lontano da una ‘palude alimentare’ hanno una probabilità del 13 per cento in più di andare incontro a un ictus rispetto a coloro che abitano in zone dove ci sono meno fast food. Perché è più facile l’accesso al cosiddetto “cibo-spazzatura”.

Food swamp, la palude alimentare

Il termine ‘food swamp’, palude alimentare, è stato coniato più di dieci anni fa per definire intere comunità sommerse da negozi e catene dove c’è una sovrabbondanza di cibi malsani a basso contenuto di nutrienti. Quartieri spesso caratterizzati da veri e propri deserti alimentari, dove è impossibile trovare prodotti freschi e alimenti sani a prezzi accessibili.

Il cibo spazzatura fa male al cuore

«Nonostante i grandi progressi nella cura, l’ictus continua a essere un rischio significativo per molte persone. Una dieta non sana – spiega Dixon Yang, della Columbia University Irving Medical Center di New York City e autore principale dello studio – influisce negativamente sulla pressione sanguigna, sulla glicemia e sui livelli di colesterolo, aumentando il rischio di ictus».

«Vivere in un quartiere con scelte alimentari scadenti può essere un fattore di rischio importante da considerare. La ricerca ha evidenziato che la maggior parte dei partecipanti allo studio vive in quartieri con una concentrazione di catene e negozi di cibo poco sano 6 volte superiore a quello di zone con offerte alimentari più sane».

Foto: Pixabay