Herpes Zoster, informazione fa rima con vaccinazione

22 febbraio 2024

Herpes Zoster, informazione fa rima con vaccinazione

Alzi la mano chi, sentendo parlare dell’herpes zoster non ne ha paura. E se poi, invece, lo chiamiamo come ‘Fuoco di Sant’Antonio’ forse le mani le alziamo entrambe. Chi per paura e chi per arrendersi. Sì, perché sono ancora molte le persone che nel nostro Paese, ma non solo, pur temendo questa malattia la conosce ancora poco. La crede un ineluttabile disagio – e che disagio!- dei capelli bianchi. E chi, addirittura, come un testimone passato dai nipoti con la varicella. Sì, perché tra falsi miti e luoghi comuni quello che il fuoco di Sant’Antonio sia contagioso sembra il più difficile da scardinare. E non si illudano i 50enni: la disinformazione riguarda anche loro, non soltanto quelli della terza e quarta età. Un grido d’allarme relativo alla disinformazione quello lanciato da GSK che, alla vigilia della Shingles Awareness Week, settimana internazionale di sensibilizzazione sull’Herpes zoster (26 febbraio 2024 – 3 marzo 2024), ha presentato i risultati di una nuova indagine condotta in collaborazione con la Federazione Internazionale sull’Invecchiamento (IFA).

Perché disinformazione in questo caso fa rima con ‘non prevenzione’. E se questo è un serio pericolo per tutti gli adulti lo è ancora di più per le persone fragili, per quelle che soffrono di più patologie o che assumono per tali malattie farmaci che interferiscono con il sistema immunitario.

Gli italiani sono spaventati (ma disinformati)

I dati dell’indagine parlano chiaro:

  • Almeno 2 persone su dieci non sanno cosa sia il fuoco di Sant’Antonio e una su due dice di saperne poco. Eppure quasi 2 soggetti su tre conoscono altri che ne hanno sofferto e il 12% l’ha addirittura avuto.
  • L’eruzione cutanea dolorosa è il segno chiave per il 76% degli intervistati, per il 63% è anche pruriginosa. Il 38% parla genericamente di dolore ai nervi. Sulle età a rischio c’è confusione: il 41% colloca la comparsa del quadro soprattutto tra i 50 e i 70 anni, mentre il 40% pensa che lo Zoster possa insorgere ad ogni età. Il 7% pensa siano a rischio soprattutto gli over-70.
  • Il 58% delle persone sa che il virus si trova già nel corpo. Ma per una persona su cinque lo zoster compare per “contagio” diretto da parte di un altro, dalla ripetizione della varicella (16%), dalla presenza di casi in famiglia (12%). La paura del contagio, in particolare è vissuta dal 43% delle persone che considera il virus molto o comunque piuttosto contagioso, alimentando lo stigma.
  • Il vaccino viene considerato una valida modalità di prevenzione per il 62% degli intervistati, ma il 30% non ne conosce la disponibilità e per otto persone su cento il fuoco di sant’Antonio non è prevenibile. In ogni caso, con un’apparente dissonanza, il 76% degli intervistati pensa che vaccinarsi sia il modo migliore per prevenire il fuoco di Sant’Antonio.
  • Il fuoco di Sant’Antonio è considerato un rischio molto remoto per la salute. Solo il 10% degli intervistati considera molto probabile svilupparlo nel corso della vita. Più di una persona su tre (36%) pensa che sia piuttosto o del tutto improbabile. Perché si pensa di essere immuni? Il 24% non ha mai avuto il fuoco di Sant’Antonio, il 26% perché ha avuto la varicella, il 27% non ha avuto casi in famiglia. Solo una persona su dieci pensa alla protezione legata alla vaccinazione. C’è ancora molto da fare.

Partiamo da una certezza: il Fuoco di Sant’Antonio si può prevenire

Quando l’herpes zoster entra prepotentemente nella vita di una Persona, niente è più come prima. Perché è invalidante, perché è doloroso, perché è pericoloso. Non è solo un ‘acciacco’ dell’età. Averne paura non basta. Così come non è sufficiente far finta di nulla per evitare di averci a che fare. Anzi. Più si conosce e più si evita. Perché il Fuoco di Sant’Antonio si può prevenire. Con la vaccinazione.

«Siamo di fronte ad una malattia che finalmente oggi è facile da prevenire nell’adulto anziano e fragile. Essere protetti è un diritto da rivendicare per la propria salute ma anche un dovere verso il resto della comunità. Gli over 65 di oggi rappresentano in Italia il 23 per cento della popolazione, evitare malattie prevenibili in queste persone significa tutelarne la salute, contribuire al benessere della società ed evitare costi di ospedalizzazione e trattamento evitabili, liberando risorse da investire in altre aree prioritarie» afferma Cittadinanza attiva.

Tutti sono a rischio, i fragili di più

Sì, sfatiamo da subito qualche mito. Non colpisce solo gli anziani. Sono a rischio anche i fragili, chi ha una o più malattie o chi assume per tali malattie farmaci che interferiscono con il sistema immunitario. Secondo mito: l’herpes zoster non è un disturbo come tanti altri, è altamente invalidante. «Gli ultra 65enni oggi vogliono continuare a viaggiare, a fare sport, a godersi la vita ma anche se vogliono stare a casa con i nipotini è giusto che siano aiutati a preservare la loro salute. La strategia vincente – per lo zoster come per tutte le malattie prevenibili con vaccino – è la prevenzione vaccinale. In particolare per lo zoster la nostra parola d’ordine è “Chiamata Attiva”, individuare i pazienti che possono giovarsi della vaccinazione e comunicare con loro per parlare di questa opportunità» spiega Tecla Mastronuzzi, Medico di medicina generale di Bari, socia SIMG e responsabile nazionale della Macroarea Prevenzione della SIMG.

Si parte e si torna sempre dall’informazione, dalla conoscenza. «Come dimostrano i dati la malattia da Herpes zoster è spesso sottovalutata – afferma il Professor Francesco Vitale, Professore ordinario di Igiene all’università di Palermo – eppure il Fuoco di Sant’Antonio rappresenta una seria minaccia sia per i soggetti adulti che per i pazienti fragili perché peggiora spesso il controllo della malattia e ancora di più per quelli immunocompromessi. Il problema da affrontare è, dunque, su due livelli: persone in buona salute ma avanti con gli anni che non sanno di rischiare inutilmente di sviluppare una patologia debilitante ma evitabile e persone di ogni età che, a causa di altre patologie o particolari condizioni, rischiano di peggiorare notevolmente la propria salute sviluppando questa malattia quando invece può essere prevenuta con la semplice vaccinazione».

Il vaccino è la migliore arma possibile

Semplice vaccinazione. La conquista scientifica rappresentata dalla vaccinazione dello zoster è tutt’altro che semplice, si è trattata di una vera e propria rivoluzione. Tuttavia, se ben spiegato, il gesto della vaccinazione per il paziente è davvero “semplice”, prezioso e sicuro. La vaccinazione per l’Herpes zoster è prevista nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale e inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). È gratuita e raccomandata nelle persone con 65 anni di età o negli individui a rischio, anche se più giovani.  «Occorre una maggior informazione sull’Herpes zoster, sulla Nevralgia post-erpetica che rappresenta la sua principale complicazione e sulle possibilità di prevenzione grazie alla vaccinazione. Oggi è a disposizione un vaccino che consente di prevenire questa patologia, che può avere un profondo impatto sulla vita delle persone e delle loro famiglie. Per questo è importante che la popolazione adulta e in particolare i soggetti fragili e a rischio si rivolgano al proprio medico di fiducia per avere indicazioni su come riconoscere, comprendere e ridurre il rischio di sviluppare questa malattia debilitante» spiega Sara De Grazia, Responsabile medico scientifico GSK area vaccini.

La collaborazione tra medici e pazienti, soprattutto quelli fragili, è fondamentale per diffondere la cultura della prevenzione, e quindi della vaccinazione, contro lo zoster.

«Come medico di medicina generale ritengo necessario l’aggiornamento continuo per fornire agli assistiti informazioni utili e convincenti ai fini della prevenzione delle malattie, di cui i vaccini sono presidi indiscutibili. In veste di paziente oncologica e quindi “fragile” ho necessita di informarmi e di essere guidata in un percorso di prevenzione secondaria da tutti gli attori sanitari: il mio MMG, l’oncologo, l’infermiere, l’assistente sanitario, il farmacista, le associazioni dei malati oncologici, la mia ASL. Come Socia delegata di Fondazione IncontraDonna mi sento impegnata nel diffondere corretta, chiara e diretta informazione alle pazienti oncologiche, anche rispetto ai vaccini, sfruttando le accattivanti opportunità fornite dai social, inclusi i podcast di approfondimento» dice Maria Laura Tini, Patient advocate per Fondazione IncontraDonna e Medico di Medicina Generale.

 

Stesso impegno e stessa vocazione a fare corretta informazione anche da parte di Antonella Celano, Presidente APMARR Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare APS ETS.  «Da 40 anni siamo impegnati, nel contribuire a diffondere una cultura della prevenzione a tutela soprattutto delle persone fragili e con patologie reumatologiche anche mediante l’organizzazione di eventi sul territorio e la diffusione di comunicazioni informative e scientifiche sul tema delle vaccinazioni contro l’Herpes zoster».

Foto: IA Canva