Emicrania, malattia di genere. Serve percorso multidisciplinare

1 febbraio 2024

Emicrania, malattia di genere. Serve percorso multidisciplinare

Emicrania, malattia di genere.

L’emicrania non solo è più comune tra le donne ma si manifesta in modo più severo: gli episodi sono più frequenti, intensi e hanno una maggiore durata. Fondazione Onda e AnircefAssociazione neurologica italiana per la ricerca sulle cefalee hanno costituito un gruppo multidisciplinare di esperti per garantire una tempestiva, efficace e appropriata presa in carico della paziente con emicrania.

 

I primi risultati del gruppo di lavoro sono stati presentati durante l’evento “Percorso emicrania donna? organizzazione dell’assistenza integrata”, che si è tenuto alla Camera dei Deputati con il contributo non condizionante di Teva e il patrocinio di Al.Ce. Group Italia- CIRNA Foundation Onlus e di AIC onlus, Associazione Italiana per la Lotta contro le Cefalee.

Percorso emicrania donna

«Questo progetto – dice Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Ondarappresenta un altro importante passo nel nostro impegno a tutela della salute, in particolare delle donne, che sono di gran lunga le più colpite da questa malattia e con sintomi più forti. Ci auguriamo che l’esperienza di questo gruppo di lavoro possa portare all’elaborazione di un modello bio-psico-sociale di gestione delle donne con emicrania, tenendo conto di tutte le specificità delle fasi di vita femminili, partendo dalla pre-adolescenza per poi arrivare alla menopausa».

Emicrania

La necessità di una gestione coordinata e integrata della donna con emicrania

«La nostra associazione si impegna fortemente perché tutte le persone che soffrono di cefalea in Italia – commenta Cinzia Finocchi, Presidente Anircef trovino una risposta adeguata al loro problema di salute e perché la ricerca scientifica risolva le incertezze e i bisogni non ancora corrisposti.  Il principio ispiratore fondamentale del modello dedicato alla donna emicranica, sviluppato in collaborazione con Onda, è l’approccio personalizzato alla presa in carico e al trattamento che tenga conto della variabilità individuale a livello di caratteristiche genetiche, di ambiente, di stili di vita ed esperienze personali».

L’emicrania è decisamente donna

Nella donna, infatti, l’emicrania compare, generalmente, dopo la prima mestruazione, raggiungendo il massimo della sua prevalenza nella quarta e quinta decade di vita. I sintomi tendono a migliorare durante la gravidanza, per poi riaffiorare dopo il parto e l’allattamento. La scomparsa dell’emicrania con la menopausa è tutt’altro che la regola, dal momento che in un terzo delle donne persiste in forma immodificata, mentre un altro terzo lamenta addirittura un peggioramento dei sintomi. L’emicrania non è solo più comune nel genere femminile ma presenta in genere un maggior numero complessivo di comorbilità con conseguenti maggiori implicazioni negative sulla qualità della vita, che investono l’ambito familiare, lavorativo e relazionale.

Emicrania, malattia di genere.

Emicrania & gravidanza: non sempre c’è un miglioramento

«La donna emicranica – spiega Giovanni Battista Allais, responsabile Centro Cefalee della Donna, Dipartimento di Discipline Ginecologiche e Ostetriche dell’Università di Torino e consigliere nazionale ANIRCEFquando entra in gravidanza ha una percentuale di miglioramento nel 65 per cento dei casi. La percentuale scende al 55 per cento per chi soffre di emicrania con aurea. Non per tutte una buona notizia: nel 30 per cento delle donne, durante il periodo di gestazione, l’emicrania permane e, addirittura, per una piccola percentuale, peggiora. Le opzioni terapeutiche su cui poter contare sono davvero molto poche. Esistono però terapie non farmacologiche come le tecniche di rilassamento e agopuntura. Un trattamento, quest’ultimo, valido ed efficace. Ma i centri dove poterla fare con il SSN, in Italia, sono pochi e a macchia di leopardo».

Emicrania: numeri che fanno riflettere

«Cominciamo a puntualizzare le differenze tra uomini e donne – commenta Piero Barbanti, Direttore Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell’Università San Raffaele di Roma e presidente dell’AICdavanti a un episodio di emicrania. Rispetto ai maschi le donne trascorrono a letto, in attesa di un miglioramento, un’ora e mezza in più; hanno maggiore disabilità (+34%), grande difficoltà ad eseguire le attività domestiche (+ 50%) e a gestire le attività sociali (+11%). Non solo: il 14% delle donne emicraniche ha dichiarato che malattia ha condizionato le scelte scolastiche. Numeri che devono necessariamente far riflettere».

Emicrania&PMA

Una zona d’ombra è rappresentata dalla procreazione medicalmente assistita a causa della mancanza di sufficienti dati nella letteratura. La stimolazione ormonale utilizzata per il prelievo degli ovociti, infatti, è identificata come la causa principale degli attacchi di emicrania e dell’esacerbazione dei sintomi associati. E questo registra un alto tasso di abbandono da parte delle donne dopo il primo tentativo.

 

Anche nelle pazienti oncologiche, infine, il trattamento è spesso associato ad un peggioramento dei sintomi dell’emicrania, il che è particolarmente evidente con le terapie ormonali contro il tumore del seno.

Un nuovo modello di gestione coordinata e integrata

Il progetto di Fondazione Onda e Anircef, quindi, si prefigge di iniziare un nuovo percorso scaturito proprio dalla consapevolezza che sia necessaria una nuova organizzazione dell’assistenza alla donna con emicrania, fino ad arrivare ad un nuovo modello di gestione coordinata e integrata. Sollecitando la collaborazione attiva dello specialista di riferimento, ad esempio ginecologo o oncologo e il neurologo o lo specialista delle cefalee. Una collaborazione auspicabile, se non addirittura necessaria, in molte fasi, più o meno delicate, della vita della donna.

Foto: Pixabay, Unsplash