Diabete, i fattori che aumentano il rischio di sviluppare la malattia

10 luglio 2024

Diabete, i fattori che aumentano il rischio di sviluppare la malattia

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I dati che fotografano la pandemia diabete nel nostro Paese sono sempre più preoccupanti. In Italia, secondo i dati Istat, sono circa 3,9 milioni le persone che nel 2022 hanno dichiarato di avere il diabete, ovvero il 6,6 per cento della popolazione. Le proiezioni indicano che nel 2040 questa percentuale potrebbe arrivare al 10 per cento, se continuasse il trend osservato combinato con il rilevante impatto della dinamica demografica dei prossimi vent’anni. Inoltre, i fattori socio-demografici che aumentano il rischio di sviluppare il diabete sono l’età avanzata, il sesso maschile, e vivere al Sud.

 

È quanto emerge dal Diabetes Barometer Report presentato nel corso del 17° Italian Barometer Summit. L’evento è stato realizzato, su iniziativa della Sen. Daniela Sbrollini, in collaborazione con Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, IBDO – Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, Istat, Università di Roma Tor Vergata, Coresearch, Crea Sanità, Bhave e con il contributo non condizionato di Novo Nordisk.

 

«Il diabete – si legge nella prefazione del Report del Ministro della Salute Orazio Schillaci rappresenta una delle sfide più rilevanti del nostro tempo, trattandosi di una patologia che continua a registrare una costante crescita in tutti gli Stati, soprattutto in quelli a basso e medio reddito. In questo contesto, il Diabetes Barometer Report si conferma un importante strumento per la valutazione e il monitoraggio dell’andamento del diabete di tipo 2 in Italia, fornendo dati preziosi per orientare le nostre politiche e azioni future nella lotta al diabete».

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Convivere con altre malattie, oltre al diabete impatta sulla qualità della vita di pazienti e familiari

«La compresenza di altre malattie croniche – sottolinea nell’introduzione dell’IBDO Report il Presidente dell’Istat Francesco Maria Chelliche colpisce oltre tre diabetici su quattro, costituisce un altro importante fattore da considerare nella presa in carico dei pazienti e nella organizzazione dei servizi sanitari che devono rispondere ai bisogni assistenziali di queste persone. Nel Rapporto si sottolinea come convivere con altre malattie, oltre al diabete, ha significative conseguenze sulla qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari».

C’è un grande divario tra i residenti nel Mezzogiorno e quelli del Nord

«Nel 2022 il numero di anziani multicronici con diabete – spiega Roberta Crialesi, Dirigente Servizio Sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia, Istatche hanno espresso un giudizio elevato di soddisfazione per la propria vita è risultato di 5 punti percentuali più basso rispetto a quelli senza diabete: 33,6 per cento contro il 38,4 per cento. E di ben oltre 9 punti percentuali rispetto al dato medio generale, 42,8 per cento. Anche se la minor soddisfazione degli anziani con diabete accomuna tutte le aree del Paese, è stato riscontrato un divario evidente tra i residenti nel Mezzogiorno e quelli del Nord. Tanto che solo il 26,4 per cento degli anziani multicronici con diabete residente al Sud e il 28,5 per cento residente nelle Isole esprime un’elevata soddisfazione per la vita nel complesso rispetto al 41,1 per cento residente nel Nord-ovest e il 44,7 per cento residente nel Nord-est con gli stessi problemi».

L’incidenza del diabete, nell’arco di due decadi, si è triplicata

«Le malattie croniche, come il diabete – commenta Paolo Sbraccia, Presidente dell’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundationhanno conseguenze non solo sulle condizioni di salute, ma anche su altri ambiti della vita quotidiana, su aspetti sociali, economici e relazionali degli individui. Infatti, come mostrano i dati dell’Istat, i livelli di soddisfazione per la qualità della vita sono fortemente influenzati dalla presenza del diabete. Soprattutto quando combinato con altre malattie croniche. L’IBDO Foundation promuove da sempre la raccolta e la condivisione di importanti informazioni sull’entità del fardello rappresentato dal diabete. Fondamentali per dimostrare l’impatto di sforzi ed approcci diversi finalizzati alla riduzione dell’incidenza del diabete, alla diagnosi precoce della malattia e al suo trattamento efficace. E contribuire così alla ricerca di soluzioni per frenare la progressione dell’incidenza di questa malattia che, nell’arco di due decadi, si è triplicata».

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L’importanza di garantire l’uniformità su tutto il territorio nazionale del servizio di diabetologia

«Delle quasi 4 milioni di persone con diabete – prosegue Riccardo Candido, Presidente Amd – Associazione Medici Diabetologi e Presidente FeSdi – Federazione delle Società Diabetologiche Italiane2 su 3 hanno più di 65 anni. Parliamo di persone spesso fragili, con altre malattie croniche e un rischio più elevato di comorbilità, che assumono quotidianamente diversi farmaci. Il che rende più complesso il percorso assistenziale e terapeutico con rischio di frammentazione e ridondanze. Possiamo e dobbiamo comunque ambire al buon controllo glicemico e dei diversi fattori di rischio cardiovascolare anche per queste persone per ridurre le complicanze e le ospedalizzazioni. Il modo migliore per raggiungere buoni risultati è quello di personalizzare e, soprattutto, semplificare il più possibile i percorsi di presa in cura e di trattamento. Per migliorare l’assistenza, l’aderenza terapeutica e la qualità di vita delle persone con diabete e multi-cronicità. Per fortuna questo è oggi possibile grazie al progresso tecnologico e farmacologico che permette non solo di trattare meglio le persone ma sviluppare anche dei modelli organizzativi volti a ridurre la frammentarietà dei percorsi».

Anche l’impatto dell’ambiente e i cambiamenti climatici influiscono

«Il paziente anziano – continua Angelo Avogaro, Presidente Sid – Società Italiana di Diabetologia frequentemente svolge poca attività fisica e non segue un’alimentazione equilibrata. Il che può portare a un incremento del peso corporeo che, come noto, rappresenta un importante fattore di rischio per l’insorgenza del diabete, oltre al naturale invecchiamento. Negli ultimi anni ci si sta rendendo conto anche dell’impatto dell’ambiente e dei cambiamenti climatici nell’insorgenza di malattie croniche non trasmissibili, quali diabete, obesità e tumori e nel peggioramento del controllo metabolico del diabete. Un legame che richiede una maggiore consapevolezza da parte delle istituzioni e da tutti gli attori del settore sanitario».

L’importanza di garantire l’uniformità su tutto il territorio nazionale del servizio di diabetologia

«L’importanza del Report – sottolinea Emilio Augusto Benini, Presidente Fand, Associazione italiana diabetici – è quella di evidenziare i numeri di un’emergenza per identificare gli interventi prioritari. In primo luogo l’importanza di garantire l’uniformità su tutto il territorio nazionale del servizio di diabetologia. Occorrono forti investimenti sulla tecnologia, sul Fascicolo Sanitario Elettronico, sulla telemedicina e su tutti quegli strumenti utili e necessari a una effettiva integrazione dei sistemi. È, allo stesso tempo, importante promuovere l’accesso ai nuovi farmaci e alle nuove tecnologie. Accanto a questo occorre uno sviluppo dell’assistenza a livello territoriale come da DM 77. Non possiamo sprecare l’occasione unica del PNRR per un rafforzamento del territorio, ovvero per un’assistenza che sia più a misura delle persone con diabete e della loro quotidianità. Occorre sviluppare un percorso in cui, senza che il territorio vada a depauperare il ruolo dell’ospedale, si attui un’integrazione, con il potenziamento dei centri diabetologici e del loro team, del ruolo dei medici di medicina generale, delle case di comunità e della farmacia dei servizi, provvedendo al contempo a un sistema informatico che sia in grado di supportarla».

 

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Ancora disparità tra Regioni e Territori

«Sebbene molto sia stato fatto – scrive nella prefazione del report il Rettore Università di Roma Tor Vergata Nathan Levialdi Ghiron negli ultimi anni, ad oggi, in Italia, ancora si rileva disparità tra le varie regioni e territori. Per quanto riguarda i programmi di prevenzione, l’educazione ad uno stile di vita sano, la protezione dai fattori di rischio, l’informazione, l’accesso alle cure e l’utilizzo delle tecnologie. Come, ad esempio, la telemedicina, i sistemi digitali per il monitoraggio del glucosio e i sistemi innovativi per la somministrazione dell’insulina».

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Potenziare i centri di diabetologia

«È necessario affrontare – dice l’On. Roberto Pella, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete e malattie croniche non trasmissibili e Vicepresidente Vicario di Anciin maniera più efficiente e strutturata un’emergenza di salute pubblica, quale è il diabete. Creando organismi che siano in grado di coordinare tutti i soggetti e i settori impegnati nell’educazione sanitaria. Dal mondo dell’istruzione e dell’alfabetizzazione ai mezzi di comunicazione di massa, organizzando campagne di prevenzione e di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale. Al tempo stesso, i centri di diabetologia esistenti sono da potenziare integrandoli all’interno di un’autentica rete di medicina territoriale in grado curare e prendersi cura delle persone con diabete nella maniera più efficace. Attraverso la diagnostica, terapie più innovative, telemedicina e un accesso uniforme alle cure e ai trattamenti su tutto il territorio nazionale».

L’importanza della relazione medico-paziente

«Il coinvolgimento dei territori e dei decisori locali – aggiunge la Sen. Daniela Sbrollini, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete e malattie croniche non trasmissibili, Vicepresidente della 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro e previdenza sociale del Senato e l’implementazione degli strumenti di telemedicina rappresentano elementi chiave che consentiranno una presa in carico più efficace del paziente. Prima ancora, di “prenderci cura” del cittadino, della sua qualità di vita e del suo benessere. Una prossimità che sia in grado di valorizzare in misura crescente la relazione medico-paziente, essenziale per la cura delle persone più fragili e vulnerabili».

Al fianco dei pazienti nel trovare soluzioni innovative e cambiamenti concreti

«L’obiettivo di Novo Nordisk – dice Marco Salvini, Senior Director External Affairs di Novo Nordisk Italiaè di portare un cambiamento concreto nella cura del diabete e già da diversi anni siamo impegnati nel trovare soluzioni innovative in grado di semplificare il trattamento e migliorare la qualità della vita delle persone e, al contempo, ridurre l’impatto ambientale dei nostri prodotti. Siamo sempre molto favorevoli a momenti di confronto come il Diabetes Forum annuale e ringraziamo l’IBDO Foundation per il suo continuo impegno nella lotta contro il diabete, consapevoli che tutti gli stakeholder, comprese le aziende, possano dare un importante contributo nella lotta, cura e prevenzione del diabete e delle malattie croniche non trasmissibili».

Foto: Canva, Diabetes Barometer Report, Pexels