Stenosi della carotide, un pericolo da non sottovalutare

14 marzo 2024

Stenosi della carotide, un pericolo da non sottovalutare

La stenosi carotidea è un restringimento  delle arterie più importanti del corpo, la carotide, causato da ispessimenti della parete (placche). E’ una condizione seria perché compromette la circolazione del sangue verso il cervello e può provocare un ictus o un attacco ischemico transitorio. I fattori di rischio sono i comuni fattori di rischio dell’aterosclerosi e cioè ipertensione, dislipidemia, diabete mellito e, soprattutto, fumo di sigaretta. E’ un problema serio che merita grande attenzione. E, spesso, serve l’aiuto del chirurgo. Ne parliamo con Rocco Giudice chirurgo vascolare, del gruppo Paideia International Hospital e Mater Dei General Hospital di Roma.

Quando è necessario intervenire chirurgicamente?

Quali sono le tecniche d’intervento?

Abbiamo a disposizione due metodiche per trattare la stenosi della carotide. La prima soluzione è il tradizionale intervento chirurgico che prevede un’incisione a livello del collo e l’apertura della carotide per poter rimuovere la placca. Eventualmente, si può ricostruire la carotide stessa con l’interposizione di una “toppa” di materiale biologico e sintetico per evitare che si possa generare un restringimento del lume. La seconda soluzione è, invece, una metodica cosiddetta endovascolare, mininvasiva, che prevede un accesso percutaneo – quindi senza taglio – dall’inguine. Con un sistema di guide e cateteri si raggiunge la carotide dall’interno e si tratta la stenosi grazie ad un palloncino e uno stent, ripristinando il flusso sanguigno. In entrambi i casi, grazie al supporto degli anestesisti, il paziente non avverte dolore.

Quali sono le cose da fare dopo l’intervento?

Il decorso post operatorio è piuttosto breve. Se non ci sono complicanze il paziente viene dimesso dopo circa due giorni e da quel momento dovrà seguire una terapia. E’ molto importante che il paziente segua la terapia in modo diligente perché evita la possibilità di recidive. Ed infine ci sono dei controlli periodici da eseguire con ecocolordoppler, un sistema diagnostico non invasivo.

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