Per invecchiare serenamente bisogna giocare d’anticipo

23 gennaio 2024

Per invecchiare serenamente bisogna giocare d’anticipo

Per invecchiare serenamente bisogna giocare d’anticipo

La vecchiaia non è una malattia. Ma a volte si può trasformare in un ostacolo insormontabile. Soprattutto se non ci si prende cura del tempo che passa in maniera realistica. Non basta investire in salute. Bisogna proteggere l’arrivo dei capelli bianchi con scelte e strategie lungimiranti.

 

Ne parliamo con Eleonora Selvi, Presidente della Fondazione Longevitas.

Gli anziani di oggi sono quelli di ieri?

Eleonora Selvi
Eleonora Selvi

Negli ultimi trent’anni c’è stato un profondo cambiamento. A cominciare dagli stili di vita, maggiore prevenzione, condizioni lavorative e ambientali molto diverse e una nuova socialità che hanno permesso alle persone di vivere più a lungo e meglio. Ma troppo spesso sole.

L’isolamento non è dato tanto dall’età ma dai problemi di salute, da quelli economici e dalla mancanza di una rete sociale e familiare.

La solitudine spaventa a tutte le età ma con il passare degli anni è davvero un possibile fattore di rischio?

Lo confermano i numeri. Sempre più allarmanti. Il dato di maggiore interesse, a mio avviso, è quello dell’Istituto Superiore di Sanità: il 15 per cento degli anziani vive in una condizione di rischio di isolamento sociale con un impatto significativo sulla salute mentale e fisica delle persone.

Come è possibile combattere questa ‘epidemia’ di solitudine?

invecchiare serenamente

Cercando di trovare nuovi modi di guardare al futuro. Rispetto al passato, soprattutto nelle grandi città, mancano luoghi dedicati per stare insieme. Strutture capaci di intercettare sempre più efficacemente ‘le solitudini’. Se da un lato è importante valorizzare tutte le reti di inclusione sociale, a cominciare dai centri sociali per anziani, dall’altro è fondamentale perseguire la costruzione di soluzioni abitative che favoriscano l’inclusione. Pensiamo al modello di cohousing con propri appartamenti e spazi adibiti ad attività comuni. Soluzioni avanzate che negli Stati Uniti e nel Nord Europa esistono da tempo mentre in Italia c’è ancora tanta strada da fare.

Ad oggi non sappiamo quanto le ricerche ci allungheranno ancora di più la vita. Per questo è assolutamente significativo tenere conto non solo di noi ma anche delle persone che vivono con noi.

Per invecchiare serenamente occorre giocare d’anticipo.

Va quindi aggiornato il concetto di anzianità?

Assolutamente sì. Per questo nella nostra Fondazione parliamo di longevità e di invecchiamento attivo. Siamo il Paese più longevo di Europa e tra i più longevi al mondo. È quindi evidente che è arrivato il momento di cambiare mentalità. Molto prima della comparsa dei primi capelli bianchi. Adottando non solo corretti stili di vita ma pensando, ad esempio, a come ristrutturare una casa. Mi spiego meglio. Tutto quello che da giovani sembra facile con l’avanzare degli anni può diventare letteralmente impossibile. In pochi anni quel bagno comodo e spazioso al primo piano si trasforma in un incubo. Ma a cambiare mentalità non devono essere solo le persone e le famiglie. Anche il sistema Paese deve fare la sua parte. Favorendo ambienti pronti ad accogliere una popolazione che cresce sempre meno e vive più a lungo.

Per invecchiare serenamente bisogna giocare d’anticipo

Le rughe fanno ancora paura?

Purtroppo è ancora così. Dobbiamo cominciare a capire che l’arrivo dei capelli bianchi non significa subire nuovi modi di vivere. Questa narrazione di ‘inevitabile’ declino deve essere superata. Invecchiare è normale. Avere esigenze diverse anche. Un consiglio prezioso è quello di trovare soluzioni ‘intelligenti’ sin da giovani. Gli spazi abitativi, ad esempio, dovrebbero da subito essere strutturati per poterci vivere serenamente in ogni fase della vita. La domotica o i sensori di movimento, oggi più accessibili anche da un punto di vista economico, rendono le case confortevoli e sicure. Ma nel caso di persone anziane o disabili offrono autonomia e libertà. Non bisogna dimenticare, inoltre, che incentivare l’abbattimento delle barriere architettoniche nelle case è la strategia più̀ efficace per prevenire gli incidenti domestici e ridurre l’insorgere delle disabilità, con evidenti vantaggi economici per la sanità pubblica.

Eppure l’art 3 del decreto 212, approvato dal CDM, ha modificato in modo sostanziale le norme relative alla detrazione fiscale riducendo fortemente il numero dei potenziali beneficiari dello sconto in fattura.

Il decreto esclude dallo sconto chi vive in abitazioni unifamiliari e le unità abitative in edifici plurifamiliari creando discriminanti anche all’interno delle categorie che il legislatore ha voluto favorire. Sono molti gli anziani e i disabili con patologie che ne riducono la mobilità a non disporre di una certificazione ai sensi della legge 104. Tutte queste persone sono escluse dallo sconto in fattura. Stessa cosa per gli anziani che, per far fronte alla perdita di autonomia, sono costrette a traslocare da figli e parenti ma spesso mantengono la loro residenza originaria e non entrano a far parte ufficialmente del nucleo familiare del parente che li accudisce. La decisione di abbattere le barriere architettoniche è conseguente all’insorgere di difficoltà e patologie legate all’invecchiamento e aiuta a preservare autonomia e sicurezza. E per la collettività è un investimento che si ripaga. Per questo Fondazione Longevitas, insieme alle maggiori associazioni nazionali che si occupano di disabilità, sta chiedendo con forza di correggere il decreto 212.

Foto: Eleonora Selvi, Pexels, Unsplash,