Ipertrofia prostatica benigna, attenzione a sottovalutare i sintomi

21 aprile 2024

Ipertrofia prostatica benigna, attenzione a sottovalutare i sintomi

Ipertrofia prostatica benigna, facciamo ordine

L’ipertrofia prostatica benigna è una patologia caratterizzata dall’aumento di volume della ghiandola prostatica che genera una ostruzione e provoca sintomi urinari come flusso debole, gocciolamento, fatica ed esitazione a urinare, minzione frequente. Si manifesta in maniera graduale e spesso sono i sintomi irritativi i primi a comparire. Primo su tutti il bisogno urgente di urinare, anche di notte. Non è una malattia dei capelli bianchi. Infatti, dai quarantacinque anni in su l’80 per cento degli uomini è esposto al rischio di una ipertrofia prostatica benigna. Mentre l’80 per cento degli over 80enni ne soffre. L’impatto sulla qualità di vita può essere invalidante. Pensiamo solo all’incontinenza. O ai pazienti che soffrono di urgenza minzionale. Avere la necessità di andare in bagno ogni 70/100 minuti significa, per molti, smettere di lavorare. E se non si riesce a raggiungere la toilette ci si macchia.

 

Ne parliamo con  Luca Cindolo, Chirurgo, Specialista in Urologia, Casa di Cura Villa Stuart a Roma; Clinica Ruesch a Napoli e Clinica Nuova Villa Claudia a Roma.

Cosa fare ai primi sintomi?

Luca Cindolo

I primi disturbi di una disfunzione urinaria vanno solo attenzionati. Controllando ‘come’ e, soprattutto, ‘se’ variano nel tempo. Non serve correre dallo specialista al primo bruciore ma dopo circa due mesi di persistenza dei sintomi è prudente fare ricorso in prima istanza alle cure del medico di medicina generale. Un passaggio importate. Vista la prevalenza e incidenza dell’ipertrofia prostatica benigna non è pensabile che gli specialisti urologi possano visitare tutti i pazienti ai primi blandi disturbi.

La cistite, come l’ipertrofia prostatica benigna, sono in prima istanza di gestione del medico di medicina generale, che può consigliare il miglioramento della stipsi con l’introduzione di fibre e verdure, una maggiore attenzione alla forma fisica e una minzione ad orario. Se però i sintomi persistono oppure c’è sangue nelle urine, il paziente deve farsi visitare subito dallo specialista urologo.

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Ipertrofia prostatica benigna, facciamo ordine

Perchè è così importante la comunicazione medico-paziente?

A volte non è sufficiente mettere insieme tutte le informazioni. Spesso bisogna saperle interpretare, scovando collegamenti e prestando una grande attenzione alla cronologia degli eventi. Per questo è importante ascoltare attentamente il paziente. Minuti preziosi che dicono tanto e tanto fanno risparmiare in termini di qualità di vita.

Durante la visita sottopongo sempre i miei pazienti all’IPSS, International Prostatic Symptoms Score, un questionario di autovalutazione dei sintomi urinari, consigliato dalle linee guida. 8 domande per avere informazioni oggettive davvero preziose sulla gravità dei sintomi e il loro impatto nella vita di tutti i giorni. Dopo la valutazione delle analisi e del PSA, procedo con l’esplorazione rettale per evidenziare la presenza di noduli.

Apro una parentesi importante: fermo restando che il PSA non è un esame di screening, dopo i 50 anni tutti gli uomini, nessuno escluso, lo devono mettere in agenda ogni anno per sapere se i parametri rientrano nei range di benignità.

Quindi procedo con una ecografia sovra pubica, e non più transrettale come nel passato, per valutare le dimensioni della ghiandola prostatica. L’uroflussimetria in questa prima fase non è richiesta. Ma lo diviene quando il paziente non risponde alla terapia. Si tratta comunque di un esame molto semplice, poco costoso e per nulla invasivo.

Ipertrofia prostatica benigna, facciamo ordine

Gli uomini continuano ad essere meno attenti alla prevenzione?

Il paziente che si sottopone ad una visita urologia è oggi, più di ieri, attento alla sua salute. Ma continua a rivolgersi allo specialista con ritardo. Spaventato, generalmente, dalla visita rettale. Che dura, però, 10 secondi, non causa dolore ma solo tanto imbarazzo. Cosa che capisco ma sono secondi davvero importanti. Le donne da questo punto di vista sono più attente e scrupolose.

Apro ancora una parentesi. A volte in una fase avanzata può verificarsi un vero e proprio blocco vescicale caratterizzato da un dolore così intenso da andare in Pronto Soccorso. La soluzione è il posizionamento di un catetere per lo svuotamento vescicale. Bastano 10 secondi, ogni anno, per prevenire un evento così doloroso e traumatico.

Farmaci & fitofarmaci

Il paziente in una prima fase viene gestito con i farmaci e i fitofarmaci. Sul mercato ci sono diversi farmaci e mille fitofarmaci per l’ipertrofia prostatica benigna. I fitofarmaci sono utili, però, solo in caso di sintomi lievi o moderati. Indicati soprattutto per pazienti disposti a una somministrazione protratta nel tempo. Il grande vantaggio dei fitofarmaci è di non avere nessun impatto sulla sfera sessuale. Un aspetto, questo, davvero importante.

Quando farmaci e fitofarmaci non bastano?

Quando il punteggio dell’IPSS aumenta in maniera esponenziale – crescita del volume della ghiandola, dei valori del PSA e peggioramento dei sintomi – il paziente diventa un candidato alla terapia chirurgica. I trattamenti chirurgici per la cura dell’ipertrofia prostatica benigna in questi ultimi cinque anni si sono ‘ingentiliti’. Si tratta di interventi micro invasivi perché non alterano l’anatomia e il funzionamento della prostata. Incidendo, quindi, solo sull’ostruzione, con una ripresa brillante della qualità di vita e della funzione sessuale.

ipertrofia prostatica benigna

In cosa consiste la termoterapia con il vapore acqueo?

Tra gli interventi innovativi per la cura dell’ipertrofia prostatica benigna c’è la termoterapia con il vapore acqueo. Permette di intervenire in maniera mirata e precisa per ridurre il volume della ghiandola prostatica, migliorare il flusso, diminuire sensibilmente i sintomi e preservare la funzione eiaculatoria.

È una tecnica che definirei ‘sartoriale’ che pratico da tempo. I vantaggi sono quelli di non avere nessuna incisione chirurgica, un intervento che dura davvero pochi minuti, in day hospital e senza anestesia generale. I risultati definitivi si vedono a distanza di circa 2-3 mesi.

Perchè la ‘sartorialità’ nell’ipertofia prostatica benigna è così importante?

Più che importante direi, oggi, fondamentale. Mi spiego meglio. Quando si visita un paziente bisogna tener conto non solo della sfera urinaria ma anche di quella sessuale. A prescindere dall’età del paziente. Sempre più spesso, infatti, visito i ‘nuovi anziani’: settantenni, sportivi, dinamici, sessualmente ancora molto attivi, con partner giovani e il desiderio di un figlio.

Per questo è davvero significativo durante la visita far emergere anche ‘il non detto’. Il desiderio di quanto sia rilevante per quel determinato paziente preservare la propria intimità. Non tutti gli uomini sono disposti a raccontare la propria sessualità e quella del partner. Ci sono persone, ad esempio, che ritengono importante, durante il rapporto sessuale, l’eiaculazione del compagno. Un aspetto che bisogna considerare. Al pari dei sintomi.

Dopo un colloquio ‘sartoriale’, la decisione della tecnica chirurgica non può che essere altrettanto ‘sartoriale’. Per questo invito sempre i miei pazienti a condividere il percorso di cura con la persona che gli sta a fianco. Faccio in esempio. Se la funzione eiaculatoria non è fondamentale all’interno di un ménage o il paziente non la vive come una limitazione, può essere indicato suggerire un intervento di tipo tradizionale come la TURP, resezione transuretrale della prostata, certamente più invasivo, ma più longevo in termini di riuscita. Se, al contrario, quello che si desidera è di non alterare la propria sessualità o togliere serenità ad una relazione, la termoterapia con il vapore acqueo può essere la giusta soluzione.

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