Leucemia linfatica cronica, disponibile una nuova terapia a durata fissa

22 marzo 2024

Leucemia linfatica cronica, disponibile una nuova terapia a durata fissa

Comunicato stampa

leucemia linfatica cronica

Ibrutinib, primo inibitore della tirosin chinasi di Bruton (BTK) ad essere stato approvato a livello mondiale e sviluppato da Johnson & Johnson, ha recentemente ricevuto dall’agenzia italiana del farmaco, AIFA, la rimborsabilità per una nuova indicazione terapeutica. In particolare, il farmaco è ora disponibile anche in combinazione con venetoclax, inibitore di BCL-2, come nuovo trattamento a durata fissa – per un totale di 15 mesi – per pazienti adulti con leucemia linfatica cronica (CLL) precedentemente non trattata.

 

La leucemia linfatica cronica è la forma di leucemia più frequente tra gli adulti nei paesi occidentali e rappresenta il 30 per cento di tutte le forme di leucemia, che oggi colpiscono complessivamente 85.000 italiani. In Italia le stime parlano ogni anno di circa 1.600 nuovi casi tra gli uomini e 1.150 tra le donne. Si tratta di una malattia prevalentemente tipica nell’anziano, tuttavia, il 15 per cento dei casi viene diagnosticato prima dei 60 anni.

 

«L’arrivo di questa nuova combinazione a base di ibrutinib rappresenta un passo in avanti verso la personalizzazione dei trattamenti per la leucemia linfatica cronica. In particolare, questa nuova terapia combina due molecole che, grazie ai loro meccanismi d’azione, risultano tra le più efficaci tra quelle oggi a disposizione nella lotta alla leucemia linfatica cronica. In termini di efficacia, ad esempio, gli studi clinici hanno evidenziato come l’associazione di ibrutinib con venetoclax consenta un periodo libero da trattamento molto lungo, di quasi 5 anni, in 9 pazienti su 10. Oltre alla sua importanza in termini di efficacia, è importante sottolineare che si tratta del primo trattamento completamente orale, una volta al giorno, senza chemioterapia, a durata fissa per la CLL. Questo permette di non dover ricorrere a ricoveri o infusioni endovenose, migliorando la gestione della terapia sia per il paziente che per il medico», afferma Luca Laurenti, Professore associato presso l’Istituto di Ematologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

 

L’efficacia di questa combinazione deriva dal meccanismo d’azione delle molecole che la compongono. Da un lato, ibrutinib blocca la BTK, una proteina che invia ai linfociti B “segnali” fondamentali per la maturazione e la produzione di anticorpi, alla base della proliferazione e della migrazione delle cellule tumorali in numerose neoplasie delle cellule B. Dall’altro, venetoclax è un potente inibitore selettivo del linfoma a cellule B (B-cell lymphoma, BCL)-2, una proteina anti-apoptotica che risulta sovraespressa nelle cellule di CLL, dove è responsabile della sopravvivenza delle cellule tumorali ed è stata associata a resistenza ai chemioterapici.

 

«Ibrutinib è stato il primo inibitore della BTK impiegato nel trattamento della leucemia linfatica cronica. Dato il lungo tempo del suo impiego, sono oggi disponibili per questo inibitore, dati molto ‘robusti’ che si basano non solo sul più lungo follow-up registrato per questa classe di molecole, ma anche sul numero molto elevato di pazienti trattati in studi clinici, e soprattutto, nella pratica clinica. La grande esperienza clinica generata ha quindi prodotto una solida real-world evidence circa ibrutinib nella leucemia linfatica cronica. È importante notare che pazienti trattati con il solo ibrutinib in diversi studi clinici, dopo 8 anni di follow-up hanno mostrato una sopravvivenza stimata del tutto simile a quella di una popolazione sana di pari età. Inoltre, ibrutinib ha mostrato efficacia con risposte durature anche in pazienti con alterazioni genetiche prognosticamente sfavorevoli come la delezione e/o mutazione del gene TP53 e lo stato mutazionale IGHV non mutato. Un aspetto importante è rappresentato dalla possibilità di modulare la dose di ibrutinib in rapporto alla tollerabilità del paziente e all’insorgenza di eventi avversi senza che questo abbia un impatto significativo sulla sua efficacia a lungo termine», aggiunge Francesca Romana Mauro, Professore associato presso l’Istituto di Ematologia del Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione dell’Università Sapienza di Roma.

 

Da oggi ibrutinib è quindi rimborsato in Italia per il trattamento di pazienti adulti con: leucemia linfocitica cronica (LLC) precedentemente non trattata, in monoterapia e in combinazione con venetoclax; leucemia linfocitica cronica (LLC) che hanno ricevuto almeno una precedente terapia, in monoterapia; linfoma mantellare (MCL) recidivato o refrattario, in monoterapia; macroglobulinemia di Waldenström (WM) che hanno ricevuto almeno una precedente terapia, in monoterapia.

 

«Le nuove terapie, frutto dei progressi della ricerca scientifica, offrono oggi significative potenzialità, permettendo ai pazienti di migliorare la loro qualità e aspettativa di vita. Nell’epoca della personalizzazione delle cure dobbiamo promuovere un altrettanto innovativo rinnovamento del nostro Sistema Sanitario, che a volte rende difficile l’accesso alle terapie innovative e la completa presa in carico del paziente, non solo per gli aspetti strettamente clinici, particolarmente quando si parla di malattie croniche», sottolinea Davide Petruzzelli, Presidente La Lampada di Aladino Ets.«L’Associazione La Lampada di Aladino ETS è stata fondata nel 2000 da un gruppo di ex malati di cancro con la finalità di supportare i malati oncologici e i loro familiari durante la fase acuta e post-acuta di malattia. La nostra visione è orientata a supportare a 360° le persone che vivono con un tumore tanto che il nostro obiettivo non è curare il cancro, ma le persone che vivono l’esperienza del cancro».

 

D’accordo con la necessità di offrire un sostegno a tuttotondo ai pazienti e ai loro caregiver, oltre a terapie sempre più innovative, anche l’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma. «L’Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma da 55 anni è al fianco dei pazienti ematologici con l’obiettivo di sostenere la ricerca, l’assistenza e sensibilizzare l’opinione pubblica contro i tumori del sangue. Il nostro impegno quotidiano, attraverso l’opera delle 83 sezioni provinciali e delle migliaia di volontari in tutta Italia, è contribuire a curare al meglio i pazienti, migliorando la loro qualità e aspettativa di vita», dichiara Rosalba Barbieri, Vicepresidente nazionale Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma e Presidente sezione AIL di Novara. «AIL assiste i pazienti e le famiglie accompagnandoli in tutte le fasi del percorso di malattia, con servizi adeguati alle loro esigenze, come l’accoglienza presso le Case AIL, l’assistenza domiciliare, il servizio di navetta da e per i centri ematologici, il supporto psicologico e le attività di counselling».

 

L’efficacia e sicurezza di ibrutinib in combinazione con venetoclax sono state valutate in diversi studi clinici. Tra questi, lo studio GLOW che ha valutato il trattamento in prima linea a durata fissa di questa combinazione in pazienti over 65 con leucemia linfatica cronica non trattata. Questo studio ha mostrato benefici in termini di sopravvivenza e tempo al trattamento successivo ad un follow-up mediano di 5 anni, con tassi di sopravvivenza di oltre l’80 per cento rispetto alla chemio immunoterapia con clorambucile più obinutuzumab. Un altro importante studio è CAPTIVATE che ha utilizzato un regime a base di I+V simile a quello dello studio GLOW in pazienti con LLC di età pari o inferiore a 70 anni e ha mostrato remissioni profonde e valori di progressione libera da malattia clinicamente significativi.

 

«Johnson & Johnson è un’azienda con forte heritage in ematologia, area in cui abbiamo lavorato tanto e a lungo per sviluppare delle soluzioni terapeutiche efficaci per i pazienti con tumori del sangue, a partire dal mieloma multiplo e arrivando alla leucemia linfatica cronica», conclude Alessandra Baldini, Direttrice medica Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia. «Con il nostro impegno miriamo a migliorare non solo gli esiti clinici dei pazienti, ma anche la loro qualità di vita. In questa direzione vanno anche le terapie a base di ibrutinib che, grazie alla loro singola somministrazione orale giornaliera, migliorano l’aderenza alla terapia del paziente. Il valore di ibrutinib è stato ampiamente riconosciuto in questi anni dalla comunità scientifica e dai pazienti, al punto che nel 2021 è stato inserito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nella lista dei farmaci essenziali».

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